Pubblicato
1 ora fail
By
Redazione
A Mondiali conclusi la Spagna è campione del Mondo per la seconda volta, in un campionato mondiale che, almeno per quanto riguarda il beverage, è stato molto diverso a tutti i precedenti. Questi mondiali, infatti, sono stati più sobri del previsto: non più alcol a fiumi, ma i dati raccolti finora ci raccontano un’altra storia.
Ad accompagnare i match di ben 48 paesi diversi non c’è stata solo la birra, ma anche e soprattutto analcolici e cocktail in lattina, compresi quelli a basso contenuto di alcol. Secondo Circana, il vero aumento nel volume di vendita ha interessato altri (e per certi versi nuovi) tipi di bevande. Gli analcolici, e su tutti la birra senza alcol, hanno registrato un +10,9%. Nella stessa categoria rientrano gli energy drink con un +10%, e naturalmente l’acqua in bottiglia, essenziale per spettatori e giocatori.
A fare letteralmente il goal del beverage però i cocktail in lattina o ready-to-drink. Durante i giochi il boost per questo tipo di bevande ha registrato un astronomico +25,4%, ma non solo beverage ha vinto bene anche il cibo.
Matteo Figura, executive director foodservice in Circana ha dichiarato: «I dati mostrano che i Mondiali di calcio attraggono il target giovane verso i consumi fuoricasa. Un’ottima opportunità per interloquire con chi in genere si mostra poco interessato all’offerta ristorativa».
Per la ristorazione, in particolare per il canale delivery e takeaway, non solo la finale ma anche tutte le partite precedenti hanno rappresentato un’opportunità concreta per sviluppare offerte mirate (come menu dedicati alle partite, promozioni combo food&beverage e partnership con piattaforme digitali) in grado di intercettare una domanda fortemente concentrata nei momenti di visione. In un contesto in cui il consumo domestico si consolida accanto alle occasioni fuoricasa, il calcio si conferma così un driver importante per l’innovazione e la crescita del settore.
Grande performance delle birre no alcol, come dicevano, ma la regina resta sempre la birra cosiddetta tradizionale: sono oltre 5 milioni le birre distribuite e vendute direttamente all’interno degli stadi nordamericani e nei punti di aggregazione ufficiale della Fifa. A livello globale, considerando i consumi aggregati domestici e nei locali pubblici (pub, bar e ristoranti di tutto il mondo) per l’intero arco del torneo, le stime dei broker finanziari parano di un miliardo di pinte vendute.
Fra i cibo più consumati nelle città delle partite, specie in USA, il classico hot dog si è confermato lo snack salato per eccellenza negli stadi. Le vendite totali hanno raggiunto quota 450.000 hot dog, registrando un’impennata verticale rispetto ai 300.000 rilevati al termine della fase a gironi. La Fifa ha calcolato simbolicamente che, posizionando questi hot dog uno dietro l’altro, si coprirebbe una distanza di circa 63 Km (pari a oltre 700 campi da calcio). Altri prodotti: alle spalle di birra e hot dog, i più acquistati dai tifosi nei punti di ristoro ufficiali sono la pizza e oltre 55.000 confezioni tra patatine e snack dolci, accompagnati da specialità locali e internazionali come tacos, choripán e cheesesteak.
Fuoricasa, mercato di valore
Bevande fredde a base caffè sempre più popolari
Troppo caldo in vigna: che fine farà il vino italiano?
Soffice e croccante: l’arte della Pizza al Padellino
Vino italiano: 53 milioni di ettolitri invenduti nelle cantine
Pizza italiana all’estero: perché piace così tanto negli USA e in Australia
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.