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Redazione
Torniamo a parlare della Legge n. 75 del 2026 ribattezzata anche Legge Caselli sul made in Italy, una normativa che introduce uno scudo giuridico per la filiera istituendo specifici delitti contro il patrimonio agroalimentare. Ne abbiamo parlato diffusamente con Alessandro Klun il nostro esperto e giurista in materia di legislazione ristorativa.
Torniamo a parlarne perché questa legge continua a far parlare di sè gli addetti ai lavori che la reputano – finalmente – lo strumento idoneo, non solo tutelare il made in Italy, ma anche per contrare l’increscioso fenomeno delle agromafie.
I prodotti alimentari più colpiti dalle agromafie e dalle frodi della criminalità organizzata includono vino, olio extravergine d’oliva, riso, carne e formaggi. Le organizzazioni criminali gestiscono sofisticazioni (come l’uso di agrofarmaci vietati), false certificazioni biologiche e il lucroso mercato dell’Italian Sounding all’estero.
Le mafie controllano l’intera filiera, dai mercati ortofrutticoli alla grande distribuzione, spesso sfruttando il lavoro nero tramite il caporalato. La Legge Caselli, una legge che nasce dal lavoro fatto dal dottor Giancarlo Caselli». Il magistrato infatti, presidente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie della Coldiretti presentò il provvedimento nel 2015. Da allora sul progetto è calato l’oblio. Ma ora finalmente la legge è stata promulgata.
Due gli obiettivi che si prefigge: tutelare il sistema produttivo nazionale diventato che paga un conto salato da 120 miliardi all’italian sounding e proteggere il consumatore, vittima di sistemi illegali che si trova spesso ad acquistare prodotti spacciati per made in Italy, ma che di italiano hanno solo simboli e colori. Un settore che vale miliardi e dà lavoro a migliaia di famiglie non può permettersi zone d’ombra. il fenomeno delle infiltrazioni evolve rapidamente e richiede strumenti altrettanto evoluti: prevenzione, controlli lungo tutta la filiera.
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