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Redazione
Parliamo del settore vitivinicolo, settore strategico del beverage italiano di grande valore, commentando il Rapporto Strategico “Visione Vino 2026 – Radici profonde, sguardo lontano”, presentato il 16 ottobre al Teatro Valentino Garavani di Voghera, durante il Forum conclusivo della prima edizione della Community Visione Vino di TEHA Group.
Davvero molto interessanti i dati che sono emersi dal rapporto i cui passaggi più rilevanti commentiamo oggi con Benedetta Brioschi, partner e responsabile Food& Retail e Sustainability di The European House Ambrosetti.
D.: Buongiorno dottoressa Brioschi, allora dal vostro rapporto da quale dato partiamo?
R.: «Partiamo da un dato che ci sta particolarmente a cuore: abbiamo ricostruito per la prima volta il valore di tutta la filiera vitivinicola estesa, da monte a valle. Complessivamente stiamo parlando di circa 41 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 2% del PIL del paese e circa il 10% del valore aggiunto di tutto l’agroalimentare. Quindi un comparto strategico per la competitività del paese, che ha però di fronte a sé alcune sfide. Tra queste abbiamo dedicato ampio spazio al tema del ricambio generazionale, che è fondamentale per tutelare il patrimonio del settore vitivinicolo italiano e può agire come vera leva anche per rafforzare la dimensione aziendale e la proiezione internazionale del comparto. I dati Eurostat ci dicono che in Italia il 45% dei titolari di imprese agricole ha più di 65 anni, quindi 10 punti percentuali in più rispetto alla media europea. La buona notizia è che scende a 45 anni per le aziende vitivinicole, quindi le aziende vitivinicole hanno 15 anni in media in meno rispetto, appunto, alle imprese agricole. Perché questo è importante? Perché sempre i dati Eurostat ci dicono che le imprese agricole gestite da imprenditori under 35 risultano mediamente più produttive di quelle gestite dagli over 65. Questo è molto chiaro se guardiamo alla distribuzione delle imprese agricole per fascia di età degli imprenditori, per produttività per ettaro: si vede in modo molto chiaro quanto le imprese agricole gestite da under 35 siano, appunto, più produttive, più propense anche all’innovazione e alle esportazioni. Il ricambio generazionale è un tema chiave per il futuro della competitività di questo settore, delle imprese italiane in generale. Giusto per citare, appunto, alcuni numeri, il 65% del patrimonio netto del settore vitivinicolo italiano ad oggi è detenuto da una famiglia. E il settore è ancora molto frammentato: pensate che il 95% delle imprese del comparto è di piccole dimensioni, dove per piccole dimensioni intendiamo imprese, appunto, sotto i 50 dipendenti, e questo 95% di imprese genera solo il 40% del fatturato complessivo del settore. Se guardiamo invece alle grandi imprese, quindi a imprese che hanno più di 250 dipendenti, ecco, queste sono solo lo 0,3% del totale ed incidono oltre il 7% del fatturato complessivo, quindi c’è un tema di rafforzamento dimensionale della dimensione media del comparto».
D.: Un settore Frammentato evidenzia Benedetta Brioschi, è necessario un rafforzamento dimensionale un ultimo dato interessante…
R.: «Vi cito un ultimo dato che emerge dal nostro report che abbiamo trovato particolarmente interessante: c’è una correlazione negativa tra l’incidenza di microimprese, dove per microimprese, appunto, intendiamo imprese che hanno addirittura meno di 10 dipendenti, e la crescita dell’export del settore vitivinicolo. Quindi quelle regioni che hanno una maggior concentrazione di microimprese vitivinicole fanno più fatica anche a posizionarsi sui mercati internazionali. Quindi il rafforzamento dimensionale e la gestione del passaggio generazionale emergono con forza come, appunto, priorità di lavoro per il settore».
Questo il commento della dottoressa Brioschi relativo alla gestione e dimensione delle aziende vitivinicole italiane, ma il rapporto Strategico “Visione Vino 2026 contiene tantissime altre fondamentali informazioni come i dati sulle scorte di vino una delle difficoltà più evidenti. A giugno 2026, le giacenze nelle cantine italiane hanno raggiunto 46,5 milioni di ettolitri, equivalenti a circa 6,2 miliardi di bottiglie, con un aumento del 6,7% rispetto al 2025. Oltre l’80% dei quantitativi disponibili è costituito da vini certificati DOP e IGP. La crescita delle scorte, accompagnata dalla riduzione dei prezzi, evidenzia le difficoltà di assorbimento della produzione da parte del mercato.
Un ulteriore tema affrontato dal rapporto riguarda l’impiego dell’intelligenza artificiale nel comparto vitivinicolo. Attualmente solo tre cantine italiane su dieci utilizzano o stanno sperimentando soluzioni di IA, mentre il 49% non ne fa ancora uso. Quindi, spazio ai giovani che producono di più e spazio anche all’AI per il marketing, le comunicazioni, l’analisi dei dati di vendita al 35,6%. L’entusiasmo la forza dei giovani e la loro passione per il vino con il sostegno delle moderne tecnologia piò far fare tanta strada al vino italiano.
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