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Redazione
Oggi 28 ottobre si celebra il World Amaro Day, la giornata dedicata a uno dei simboli più autentici della tradizione e della cultura liquoristica italiana. Per l’occasione proponiamo un’intervista esclusiva ad uno dei massimi esperti mondiali: Leonardo Vena, presidente di Sezione Spirits di Federvini, nonché membro della famiglia proprietaria del gruppo Lucano, il famoso Amaro Lucano.
D.: Dott. Vena, come nasce questa speciale celebrazione e che significato Ha questo evento per il mondo degli amari, come può contribuire a valorizzarne storia e cultura?
R.: «Sono Leonardo Vena, presidente della sezione spiriti di Federvini e membro della famiglia proprietaria del gruppo Lucano, conosciuto per il noto amaro. Circa tre anni fa, insieme ai miei fratelli, abbiamo deciso di promuovere una giornata mondiale dedicata all’amaro. Viaggiando e confrontandoci con i mercati internazionali, ci siamo resi conto che la parola amaro viene utilizzata spesso in contesti molto diversi e che talvolta rischia di perdere il legame con la tradizione e la qualità degli amari italiani. Allo stesso tempo, le aziende storiche del settore non avevano ancora sviluppato occasioni sufficienti per presentarsi unite. E abbiamo anche trovato terreno fertile da parte delle istituzioni, perché finalmente anche la politica, le associazioni di settore hanno capito quanto sia importante difendere la qualità dei prodotti italiani. Il World Amaro Day è nato quindi per valorizzare la storia, la qualità e l’identità dei nostri prodotti e per favorire la collaborazione tra produttori che sul mercato sono sì concorrenti, ma che condividono l’interesse a far crescere e tutelare l’intera categoria. Le prime edizioni ci hanno confermato che esiste la volontà di lavorare insieme, di costruire un manifesto comune. Questo un manifesto che crede molto nell’educazione, soprattutto verso le nuove generazioni. Dobbiamo saper raccontare che dietro ogni bottiglia ci sono una storia, una famiglia, un territorio. E è un patrimonio, appunto, che merita di essere conosciuto e tutelato, anche per distinguere gli amari italiani autentici da prodotti che invece ne richiamano impropriamente il nome o l’immagine. La prima edizione è stata ospitata da noi di Lucano, la seconda dal gruppo Branca e quest’anno l’appuntamento sarà ospitato dal gruppo Illva di Saronno. È molto importante perché l’edizione di quest’anno sarà incentrata sull’avvio di un percorso di valorizzazione dell’amaro italiano. È un percorso che dimostra quanto sia davvero importante fare squadra per il bene del prodotto italiano».
D.: Che anno è stato questo per la categoria degli amari. Quali sono le occasioni di consumo nelle quali tiene ancora banco e quale consumatore resta fedele?
R.: «Il 2025 non è stato un anno semplice per il comparto degli amari da dopopasto, e il 2026 si avvia ad affiancarlo da questo punto di vista. Giusto per dare un’idea del peso della categoria, devo sottolineare che gli amari rappresentano circa il 20% del consumo nel mercato degli spirits. Allora l’occasione di consumo più tradizionale è sicuramente quella del dopopasto, un rito che è profondamente legato alla cultura italiana, ma le occasioni oggi si stanno ampliando. Per esempio, grazie ai bartender italiani che hanno lavorato un po’ in giro per il mondo, soprattutto nei paesi anglosassoni, l’amaro è entrato con estrema forza nel mondo della mixology ed è diventato un ingrediente apprezzato per la preparazione di numerosi cocktail. C’è poi il consumo, ovviamente, come aperitivo. Alcuni amari possono essere serviti con la tonica, diluiti con il ghiaccio, utilizzati per creare dei drink freschi e semplici, è sicuramente un’opportunità interessante in un momento in cui, ovviamente, l’aperitivo continua a essere un’occasione di socialità importante. Non dimentichiamo anche, poi, il consumo domestico. Esiste anche, per alcune persone, una sorta di coccola, di relax a fine giornata, quindi quella di bersi un amaro magari con una bella sfera di ghiaccio, con una scorza d’arancia, quel piccolo momento di relax non necessariamente legato al dopopasto. Consumatore fedele? Eh, questo è difficile rispondere. Ad oggi nel mondo degli spirits in generale un po’ tutti i consumatori non si riesce più a parlare di fedeltà, di fedeltà al consumo, alla marca, è sempre più difficile, l’offerta è così ampia, variegata, c’è un’estrema competizione, le persone sono curiose, vogliono sperimentare, e quindi vanno sempre alla ricerca di nuovi prodotti e di nuovi di nuovi tipi di consumo. Il nostro compito, ovviamente come produttore, è capire le esigenze del consumatore e innovare senza snaturare ciò che siamo. Dobbiamo restare fedeli alla qualità, alla storia, ma ovviamente andare incontro alle esigenze del consumatore. E il futuro della categoria dipende proprio da questo, secondo me».
D.: in un mercato dove crescono i consumi No e Low Alcol, che futuro prevede per i classici amari, c’è una possibile strategia per incuriosire e farlo amare anche dai giovani, per voi produttori questo fenomeno è una minaccia o un’opportunità?
«Per noi produttori, il mondo no e low alcol rappresenta sicuramente un’opportunità, voglio subito sgomberare il campo da altre possibili idee. E questo ci ha spinto a studiare e sviluppare nuovi prodotti e ci permette di avvicinarci anche a consumatori che magari prima non conoscevano la nostra categoria, non pensavano assolutamente di scegliere i nostri prodotti. è un’opportunità anche, ovviamente, per i nostri clienti, la possibilità di vivere un’esperienza diversa e di avere un’alternativa alla classica bevuta alcolica o, come spesso accade, il famoso zebra consumption, ovvero affiancare a una bevuta alcolica una bevuta analcolica. Non credo che questi prodotti siano destinati a sostituire gli amari tradizionali. Appunto, rappresentano un’offerta complementare. Lo vediamo anche nella mixology: possono essere infatti utilizzati per creare cocktail analcolici, per realizzare drink a una gradazione più bassa. Anche l’amaro analcolico che abbiamo sviluppato proprio noi in Lucano va in questa direzione: affiancare il prodotto classico, non sostituirlo. E un’altra cosa importante è che produrre bevande analcoliche di qualità richiede competenza, ricerca, investimenti, per questo penso che le aziende storiche con esperienza e capacità produttiva possano avere un ruolo significativo nello sviluppo di questa offerta. E sono convinto che l’amaro tradizionale continuerà assolutamente ad avere un futuro. E per avvicinare i giovani però dobbiamo superare una barriera iniziale all’assaggio. A volte, soprattutto proprio le generazioni giovanissime, considerano l’amaro come un prodotto un po’ datato. E la risposta qual è? È raccontarlo, investire nell’educazione attraverso gli assaggi, le masterclass, occasioni in cui spiegare la storia, le materie prime, i territori, ancora una volta la qualità. I giovani odiano tutto ciò che è fake, soprattutto le nuove generazioni sono molto attente all’autenticità e riconoscono il valore delle storie vere e della tradizione. Sta a noi produttori saper comunicare questi elementi in modo chiaro e contemporaneo».
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