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Redazione
Pubblicato il Rapporto Ristorazione 2026 di FIPE Confcommercio che fotografa un comparto in moderata crescita, ma ancora alle prese con criticità strutturali, tra produttività stagnante, difficoltà occupazionali e trasformazioni del modello imprenditoriale.
«Il Rapporto Ristorazione 2026 restituisce l’immagine di un settore che resiste al rallentamento dell’economia, confermando il ruolo centrale della ristorazione nella vita quotidiana degli italiani», ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, presidente di FIPE-Confcommercio – «Le difficoltà nel reperimento del personale e il calo dell’occupazione evidenziano la necessità di politiche attive per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro e rafforzare la formazione. Le trasformazioni demografiche e le criticità su produttività e marginalità stanno cambiando profondamente il settore, che dovrà evolvere anche nel modello familiare per valorizzare competenze e tradizioni che hanno portato la cucina italiana al riconoscimento UNESCO».
Nel 2025 i consumi della ristorazione hanno raggiunto quota 100 miliardi di euro, segnando un +0,5% rispetto al 2024, ma restando ancora inferiori del -5,4% rispetto al periodo pre-pandemico. In parallelo, il valore aggiunto si attesta a 59,3 miliardi di euro (+0,5%), confermando un trend positivo che tuttavia non riesce a colmare il gap di produttività, ancora distante dai livelli di dieci anni fa e in ulteriore calo rispetto al 2024. Il numero complessivo delle imprese scende a 324.436 unità (-1%). La flessione più marcata interessa il canale bar (-2,2%), penalizzato da difficoltà strutturali e dall’evoluzione dei modelli di business. Più stabile il comparto ristoranti (-0,4%), mentre cresce il segmento del banqueting e della ristorazione collettiva (+3,5%), segnale di una domanda in trasformazione.
Sul fronte dei listini, nel 2025 si registra un incremento del +3,2%, legato al proseguimento degli adeguamenti post-inflazione. Nonostante ciò, la ristorazione italiana si conferma tra le più virtuose in Europa. L’incertezza legata al contesto internazionale, in particolare ai rischi energetici connessi al conflitto in Medio Oriente, spinge le imprese a strategie più caute: il 28,4% ha investito in ammodernamenti nel 2025, mentre il 25,8% prevede interventi nel 2026. Il dato più critico riguarda il lavoro: nel 2025 si registrano oltre 114.000 occupati dipendenti in meno (-10,3%).
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