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Redazione
Il vino è la categoria che nel ultimi tempi non brilla per consumi. Negli ultimi cinque anni, l’80% dei produttori italiani ha rilevato un calo dei consumi di vino, ma, onostante ciò, il 70% dei produttori continua a ritenere il settore attrattivo, considerandolo destinato ad un processo di selezione più severo e poi – e questo è un segnale positivo – il 58% dei maggiori produttori di vino si attende per il 2026 una crescita delle vendite complessive.
Nello scorso anno, infatti, i maggiori produttori italiani hanno registrato un calo delle vendite del -2,8% sul 2024: il mercato estero (-3,4%) risulta più debole di quello nazionale (-2,2%). Dati che si riflettono anche nei consumi pro-capite nazionali, passati da 38 litri del 2022 a 35,6 del 2025. Ad essere più penalizzate sono le realtà più piccole, con un fatturato sotto i 30 milioni di euro, che registrano vendite in calo del -3,5%
La diversificazione dell’offerta è considerata la leva principale per far fronte al cambiamento dei consumi (lo pensa il 72% delle imprese), seguita dall’apertura o sviluppo di nuovi mercati (64%). Il rafforzamento delle attività di marketing e di comunicazione è fondamentale per il 60% delle aziende; seguono lo sviluppo di nuovi canali di vendita e la maggiore attenzione alla sostenibilità (45% delle opzioni). Il presidio dell’intera filiera produttiva e commerciale è ritenuto il modello organizzativo più idoneo (lo preferisce il 50% delle aziende).
È il sentiment che emerge dall’indagine sul settore vinicolo in Italia, firmata dall’Area Studi Mediobanca, che riguarda 255 principali società di capitali italiane.
Per la prima volta, nel Rapporto Mediobanca, anche un focus sulla “Dop Economy” del vino, in collaborazione con la Fondazione Qualivita, che analizza i principali dati economici del comparto, che conta 522 denominazioni Dop e Igp e rappresenta il 79% del valore del vino nazionale, e approfondisce le trasformazioni in corso nel settore e nel mercato attraverso uno studio sulle modifiche ai disciplinari di produzione nel quadriennio 2022-2025. L’analisi, elaborata sui dati ufficiali del Ministero dell’Agricoltura e della Commissione Europea, prende in esame oltre 440 modifiche ai disciplinari relative a più di 160 denominazioni italiane e interpreta le principali tendenze del comparto attraverso quattro ambiti chiave: Produzione, Territorio, Mercato e Consumatori.
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