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Redazione
Siamo ormai prossimi al ponte pasquale che, di fatto, segna l’inizio ufficiale della ripresa delle attività turistiche nel nostro Paese e rappresenta da sempre il primo attendibile test per la stagione turistica.
Ma che Ponte pasquale avremo in questo 2026? Il periodo, anche in forza alle ben note tensioni geopolitiche, non è dei migliori e c’è apprensione fra gli operatori. Ne parliamo con Marina Lalli, presidente di Federturismo:
D.: Presidente Lalli, quali sono le aspettative degli operatori riguardo all’afflusso di turisti durante il prossimo ponte pasquale, considerando le attuali tensioni geopolitiche nel Medio Oriente e il loro possibile impatto sulla mobilità e sulla scelta delle destinazioni, che situazione si sta vivendo?
R.: «Stiamo vivendo un periodo di forti turbolenze geopolitiche a livello internazionale e naturalmente le ripercussioni sulle prenotazioni, in particolare per quei turisti che vengono da oltre Europa, si sentono. E c’è un’accelerazione nelle cancellazioni, il 62% delle strutture italiane e in particolare quelle del lusso e dell’extralusso registrano un calo di prenotazioni. E, naturalmente, sono ancora le città a forte vocazione internazionale – quali Roma, Firenze, Venezia – che lo sentono di più. Va detto anche, però, che per Pasqua a Roma, ad esempio, nonostante le cancellazioni, ci sono previsioni di presenze per 1,2 milioni di persone, il che significa quindi un incremento rispetto al 2025 dell’1,3%. Questo periodo, però – comunque di grande incertezza – sta spingendo un po’ in generale i turisti a rimodulare e ripensare le proprie vacanze e, infatti, 4 milioni di connazionali riferiscono di aver già cambiato i loro programmi e di essersi riorientati verso l’Italia o verso un viaggio a corto o cortissimo raggio, riducendo i giorni di soggiorno».
D.: Rimodulazione delle vacanze senza rinunciare, probabilmente avremo un flusso minore di turisti stranieri, ma gli italiani potranno compensare, si spera. Ma in questo scenario inquieto, di cui non conosciamo al momento i tempi di un auspicabile ritorno alla normalità, con che prospettiva lavorano gli operatori, come si adattano, come riprogrammano le strategie di promozione turistica?
R.: «Naturalmente quando ci si trova in contesti caratterizzati da instabilità sia geopolitica che economica, come è il momento nel quale ci troviamo, gli operatori turistici devono orientarsi in prospettive di flessibilità, di prudenza e trasformare l’incertezza in una opportunità per ripensare il prodotto turistico in modo qualitativo invece che quantitativo. Quindi, si focalizza l’attenzione su mercati che vanno sì fuori dall’Europa, che hanno una potenzialità di spesa comunque alta – come il Brasile, i Paesi asiatici – ma anche un rafforzamento dei mercati europei: il Regno Unito, la Germania, la Francia. E su quelle che sono le esperienze uniche e di lusso che ovviamente sono meno sensibili alle variazioni del prezzo. Oxford Economics ci dice che sono a rischio quasi 28 milioni di viaggi, quei viaggi che sono in uscita dal Medio Oriente. Con una Europa che si vede particolarmente esposta a questa criticità, con addirittura una quota del 60%. Però è pur vero che il Mediterraneo viene a essere favorito in alternativa per esempio al Golfo, e quindi potremmo averne un beneficio in quanto noi siamo considerati sempre una meta sicura e chi fa outgoing guarderà verso Ovest: Caraibi, Sud America, Centro America, che comunque già erano in grande auge, ma un Mediterraneo più vicino come per esempio le Canarie, le Azzorre. Quello che noi sappiamo è che la voglia di partire non si ferma, semplicemente si sceglieranno altre mete».
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