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Pizza italiana all’estero: perché piace così tanto negli USA e in Australia

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Parliamo del piatto italiano più conosciuto e consumato al mondo: la pizza! Un fenomeno che, a livello globale, fattura oltre 160 miliardi di euro, di cui più di 15 solo in Italia dove genera 100.000 posti di lavoro nel Belpaese, cifra che sale a 200.000 nel fine settimana. Ogni anno l’Italia produce 2,7 miliardi di pizze (circa 46 pizze pro-capite all’anno, un dato che include anche i neonati e gli anziani).

Ma sappiamo che gli italiani – inventori della pizza, i napoletani in particolare – non sono i più grandi mangiatori di pizza, in questo ci battono gli statunitensi con numeri incredibili: 90.000 pizzerie attive in tutto il territorio e circa 13 kg di pizza consumati a testa in un anno e una percentuale del 93% degli americani che consuma la pizza almeno una volta al mese. La pizza negli States per tecnica e gusto è abbastanza lontana dai canoni della tradizione italiana, però gli italiani che fanno pizza in America sono ricercati e apprezzati e vincono anche importanti competizioni.

Pizza italiana che, oltre che negli Stati Uniti, è apprezzata anche e dall’altra parte del mondo. Ma facciamo un salto in Australia – a Melbourne, per la precisione – dove lavora da anni Giuseppe Santoro, maestro formatore e presidente dell’associazione “Cucina a modo mio”.

D.: Allora Beppe, che mercato della pizza c’è in Australia, raccontaci…
R.: «Diciamo che il mercato della pizza in Australia continua ad avere un Made in Italy più forte negli ultimi anni. Non è che non sia stato così precedentemente, ma diciamo che con l’arrivo del nuovo millennio è cambiata l’immigrazione, ma è cambiata anche l’evoluzione di quello che era il Made in Italy. Oggi si trovano prodotti di ogni genere che arrivano dall’Italia e sono prodotti di alta qualità. C’è un’innovazione, naturalmente son cambiati anche gli aspetti riguardanti la formazione che ha dato tanta spinta alle nuove generazioni, quindi c’è una ricerca costante e continua. Un occhio di riguardo sta andando a quello che è la sostenibilità e lo Slow Food e diciamo che questa è la parte migliore di questa evoluzione in questo momento in Australia. Poi ci sono tante differenti metodologie, dalla pizza napoletana tradizionale a quella in teglia, a quella che richiama le tradizioni o le origini, ma questo è tutto ciò che al momento si evolve qui in Australia».

D.: E se parliamo di evoluzione cosa ci racconti, quali tipi di pizza funzionano meglio li da te?
R.: «L’evoluzione australiana è in continua crescita. Diciamo, come dicevo prima, l’arrivo di tanti nuovi ragazzi che vanno dai 20 ai 30-35 anni, con le leggi australiane per l’immigrazione, hanno portato una nuova ventata. C’è un grande fermento, se così possiamo utilizzare per rimanere in tema, e le grandi novità sono la pizza romana style, che sta prendendo molto voga anche perché gli australiani amano la pizza crunchy e sottile. È scemata un po’ quella che era la moda o il periodo della pizza napoletana, la gente cerca comunque qualità. E diciamo che quella che ha preso anche piede, anche se c’era da anni, ma diciamo che negli ultimi 2-3 anni ha avuto un grande risveglio, è la pizza in teglia. Le pizze più ricercate naturalmente sono la tradizionale Margherita e poi quelle che vediamo andare molto in voga, facendo io delle consulenze e quindi vedendo un po’ i menu di tutti e di tante pizzerie in giro per l’Australia, diciamo che sono le tradizionali con il salame piccante o i vegetali lavorati in una certa maniera. E tutto sempre sostenibile, quindi tante persone, tante pizzerie, tante aziende stanno svoltando verso quella che è la sostenibilità e lo Slow Food».

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