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Redazione
La birra, nonostante negli ultimi tempi i consumi non veleggiano, è sempre molto proattivo in nuove proposte. Una proattività che si registra maggiormente nel comparto delle birre artigianali. Il puntuale report annuale pubblicato da Cronache di Birra censisce ben 815 birre inedite lanciate nel corso del 2025 da 242 birrifici italiani, con un incremento rispettivamente del 18% e del 15% rispetto al 2024. La media di birre nuove per birrificio si attesta a 3,38, in leggera risalita dopo il calo dell’anno precedente.
Il birrificio più prolifico è stato il friulano Wild Raccoon con 35 nuove birre, seguito da LZO Brewery (27) e Ca’ del Brado (19). Quasi una birra inedita su cinque (19,51%) è nata da collaborazioni tra birrifici. Altro trend che si sta consolidando anche presso i birrifici artigianali riguarda il segmento NoLo (no e low alcohol): le birre sotto il 4% alc. hanno raggiunto il 12,27% del totale, raddoppiando rispetto agli anni precedenti… Tra i micro-trend emergenti il report segnala tre fenomeni: la diffusione dell’espressione West Coast (raddoppiata nell’uso rispetto al 2024), la crescita delle Italian Pilsner come tipologia esplicitamente dichiarata dai produttori, e l’arrivo delle birre nitro nella scena artigianale italiana.
Una categoria, quella della birra, più che mai viva e vegeta, un comparto che, fra produzione e commercializzazione, vede al lavoro molte donne che non sempre e non tutte però ricevono le gratificazioni che meriterebbe la loro passione e il loro impegno, così come emerge dai primi riscontri di una indagine la prima in assoluto in Italia, sulla donna professionista nel comparto Birra. Indagine voluta e attuata dall’associazione le donne della Birra, ascoltiamo Michela Cimatoribus, responsabile comunicazione de Le Donne della Birra e componente del direttivo.
«L’associazione le Donne della Birra ha lanciato un sondaggio sul lavoro al femminile nel settore della birra. Questo sondaggio si concluderà nel mese di maggio, quindi è ancora possibile partecipare. I primi dati di cui possiamo darvi qualche anticipazione ci dicono che circa il 50% delle professioniste accede al comparto birrario dopo un percorso di formazione mirato da corsi di degustazione, titoli da sommelier, studi tecnici universitari da mastro birraio. Nonostante questa preparazione il 40% delle lavoratrici segnala difficoltà legati al genere, tra cui principalmente atteggiamenti maschilisti, commenti sessisti, problemi nel conciliare il lavoro e la maternità e in generale la sfida di affermare la propria credibilità in un contesto a forte trazione maschile. Il 24 circa per cento delle intervistate purtroppo riporta di aver subito episodi di molestie o discriminazione sul lavoro e rileva che spesso esistono anche dei vincoli pratici come ad esempio la gestione fisica di carichi pesanti come i sacchi di malto e i fusti pieni. Nonostante queste criticità l’80% però delle donne è ottimista, vede spazi concreti per una migliore parità di genere all’interno della propria azienda, spingerebbe una giovane donna a entrare nel settore, chiaramente lavorando sodo, studiando molto e in effetti viene segnalato che le aziende dovrebbero fare più formazione, più comunicazione e in generale adottare delle politiche pro femminili e quindi più inclusive».
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