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Redazione
C’è una ricorrenza speciale in questi giorni: la birra artigianale italiana festeggia i suoi primi 30 anni e lo fa con una speciale iniziativa “Buona questa Birra”, un progetto diffuso che coinvolge decine di birrifici lungo tutta la Penisola, chiamati a produrre la stessa birra partendo da una base comune condivisa, si tratta di una Italian Pilsner, una birra che rappresenta oggi una sintesi efficace tra ciò che il consumatore cerca e ciò che i birrai italiani sanno esprimere.
Ce ne dice di più Vittorio Ferraris, presidente di Unionbirrai:
«Sì, con “Buona questa birra” noi volevamo un nome diretto, immediato, capace di arrivare a tutti. E ribadendo un concetto molto semplice: la birra italiana cresce quando si apre, quando si condivide, quando si fa comunità e socializzazione. Per questo abbiamo scelto un nome che racconta la realtà, quello che si dice in fondo al bancone quando si gusta una buona birra, no? La birra artigianale, infatti, non si comprende certo spiegandola, si capisce bevendola, provandola, assaggiandola. E poi tutto arriva di conseguenza. E “Buona questa birra!” nasce proprio per questo. È un invito diretto per chi non conosce ancora questo mondo, a partire da una cosa sola, la più importante: bere una buona birra».
D.: Vittorio, i primi trent’anni sono passati, la birra artigianale è ben conosciuta e radicata nelle occasioni di consumo degli italiani, ma ora guardando avanti per i prossimi trent’anni, quali sono gli obiettivi per UnionBirrai quale messaggio ai produttori e beer lovers?
«Innanzitutto vorrei dare un messaggio molto positivo perché è innegabile come le piccole imprese artigiane del mondo brassicolo abbiano saputo reagire a momenti di grande crisi, no? Con grande determinazione, spirito di innovazione, capacità di cogliere le opportunità che oggi il mercato ci pone, anche di intercettare quelle… quei cambiamenti nelle tendenze e i consumi che sono determinati da, ovviamente da fattori sociali, da salutistici, ma anche da aspetti generazionali. Pensiamo a come sono cambiate le tendenze dei consumi da parte delle fasce giovanili. Quindi grandissima attenzione in questo momento al fattore del no alcol e una responsabilità da parte delle imprese italiane a dare un’identità precisa al prodotto birra analcolica, sempre nel rispetto della qualità e del senso di territorialità, di identificazione dei nostri prodotti. Quindi anche una grande attenzione allo sviluppo nella filiera delle materie prime. Quindi una responsabilità da parte dell’associazione che ovviamente metterà in campo tutte le forze, tutta la determinazione, accompagnata, devo dire anche dal… dalle istituzioni che hanno dimostrato grande disponibilità proprio per supportare il comparto e creare tutte quelle condizioni affinché si… si possano creare degli scenari positivi per il futuro».
In questi giorni cotte a gogo in stile Italian Pilsner di “Buona questa birra”. Vittorio Ferraris ha evidenziato l’impegno e l’attenzione verso le nuove tendenze, questo fa capire quanto birrai artigianali sanno essere flessibili e lungimiranti, per cogliere quelle opportunità che parlano sempre più di beer no alcol, certo va fatta chiarezza anche legislativa, norme chiare, ma sul punto Unionbirrai si sta già attivando.
Mercato quello della birra NoLow alcol in forte espansione in italia anche nel 2025 è cresciuto a doppia cifra. Detiene una quota ancora contenuta in valore assoluto, ma la dinamica è significativa: il trend positivo poi si consolida in un contesto in cui il mercato birra complessivo registra una qualche incertezza La penetrazione nel target dei consumatori di birra è altrettanto rilevante. Secondo l’indagine BVA Doxa per il Centro Informazione Birra (CIB), condotta su un campione tra i 18 e i 65 anni, il 67% degli italiani che bevono birra ha consumato almeno una volta la variante analcolica, mentre la notorietà del prodotto raggiunge l’80%. Il 35% dei beer lover dichiara di berla “spesso” come alternativa alla birra tradizionale.
I driver di scelta sono radicati in motivazioni di salute e funzionalità. La salubrità guida le preferenze (29%), seguita dall’assenza degli effetti dell’alcol (28%), Sul piano generazionale emergono dinamiche interessanti. La Gen X detiene il tasso di consumo effettivo più elevato (69%), seguita dai Millennials (65%) e dalla Gen Z (62%). Tuttavia il gradimento del prodotto segue una graduatoria inversa: la Gen Z esprime l’apprezzamento più alto (52% contro il 43% della Gen X), segnalando un potenziale di crescita strutturale legato al ricambio generazionale.
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