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Una primavera senza birra?

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A causa del conflitto Russo-Ucraino anche l’industria della birra è in fibrillazione, gli analisti non hanno dubbi visto che l’Ucraina è tra i primi cinque produttori mondiali di orzo, l’ingrediente principale utilizzato nella birra: le forniture internazionali di materie prime ne risentiranno inevitabilmente.

Le preoccupazioni sono a breve termine perché fra marzo e luglio si sviluppano il 40-45% delle vendite annuali di birra. Secondo le analisi che si stanno compiendo in questi giorni, anche per i produttori di birra che si riforniscono di orzo a livello locale, i prezzi potrebbero aumentare, oltre ad avere interruzioni sull’approvvigionamento.

La guerra in Ucraina costringe i più importanti player del beverage mondiale a rivedere conti e previsioni per questo 2022. Coca-Cola HBC ha dichiarato che sta considerando di accumulare ingredienti per limitare qualsiasi interruzione di produzione, l’imballaggio pesa circa la metà degli aumenti dei costi, commenta il CFO di Campari Paolo Marchesini, citando il vetro per le bottiglie, oltre all’agave e lo zucchero come altre fonti di inflazione.

La crisi erode anche le quotazioni in borsa: Diageo e Pernod Ricard vanno giù del 10% da quando è cominciata la guerra.

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