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Redazione
Oggi parliamo di ristorazione e di compensi per chi opera in questo settore dove – ma già lo si sapeva – sono inferiori a quelli di altri settori almeno stando ai risultati di una ricerca condotta da Spring Professional, società parte di The Adecco Group, in collaborazione con JobPricing sulla base di un database di oltre 350.000 profili retributivi di aziende private.
Lo studio rivela che i servizi di ristorazione nel loro complesso sono i meno “generosi” in termini di compensi. L’Horeca (acronimo francese che sta per Hôtellerie, Restauration et Cafés, ndr) è fanalino di coda sia rispetto alla filiera del cibo, sia nel confronto con il complessivo sistema industriale italiano: la retribuzione annua lorda (Ral) media è pari a 23.662 euro annui, di molto inferiore agli oltre 29.000 euro della media nazionale. Uno scarto importante – parliamo di 6.000 euro -, su cui incide probabilmente la suddivisione per inquadramento che caratterizza la ristorazione. Oltre a contribuzioni più basse fra domanda e offerta nell’Horeca c’è anche una sorta di disallineamento strutturale, una dinamica che approfondiremo nella puntata di giovedi delle Horeca short news.
La “sofferenza” retributiva dell’Horeca non pesa però su tutti i lavoratori. I compensi delle due fasce più alte – dirigenti e quadri – sono secondi solo a quelli percepiti, nella filiera del cibo, dai vertici dell’industria alimentare. Le figure apicali del settore, insomma, tengono il passo. Anzi di più: tra i dirigenti della food industry, soltanto quelli della ristorazione hanno visto aumentare nel 2017 i propri compensi, mentre in tutti gli altri settori della filiera, le retribuzioni dei manager hanno perso terreno. Ma la musica cambia quando si analizza la parte più bassa della piramide.
Con meno di 27.000 euro, la Ral di chi si occupa dei servizi nella ristorazione (gestionali e amministrativi) è la più bassa dell’intera filiera del cibo. E vale il 13,6% in meno rispetto alla retribuzione percepita mediamente da questa fascia di inquadramento a livello nazionale. E non va meglio neppure se si prende in considerazione il compenso degli operativi, che rappresentano ben l’80% della forza lavoro del settore: qui non si raggiunge neanche quota 23.000 euro.
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