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Editoriali

Mission Impossible

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Il PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) è cosa fatta. Presentato e approvato dalla UE, anche con tanti complimenti per il compito svolto. Al Bel Paese assegnati quasi 200 miliardi di euro da spendere entro tre-quattro anni. Possiamo festeggiare? Anche No!

Pensare di investire bene in Italia, con giudizio e rapidamente, tutto quel popò di roba è pia illusione. Lo sanno anche i sassi che disponiamo della più infernale e rugginosa macchina burocratica che esista al mondo, un mostro indistruttibile contro il quale, da decenni, i governi di ogni possibile estrazione politica ci lasciano le corna. La burocrazia italiana non guarda in faccia nessuno, neanche se ha la faccia di un Draghi.

Ma, al netto di questo problema, andiamo ora a ragionare su quello che il PNRR potrebbe rappresentare per il settore dei consumi extradomestici, un settore che pre-pandemia occupava circa un milione e trecentomila persone e che nel 2019 aveva toccato un giro di affari di quasi 86 mld di euro. Bei tempi, poi è sopraggiunta la storiaccia che tutti conosciamo.

Ma torniamo al PNRR, dove il punto è: quali risorse potrebbero essere intercettate dall’Ho.Re.Ca.?

Ad andare a vedere le famose missioni di cui si compone il PNRR, solo in due di queste ci potrebbero essere i presupposti per trovare risorse da destinare al comparto dei consumi extradomestici e, di riflesso, alle aziende che ne fanno parte: produttori Food & beverage, distributori e gestori di punti di consumo, questi ultimi giungono di sponda visto che al momento il PNRR considera solo i produttori e non le aziende commerciali e di servizio. Queste missioni sono la M1: digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo; e la M2: rivoluzione verde e transizione ecologica. M1 e M2 insieme sono già il 50% del budget del PNRR, quindi, tanta roba.

Ma torniamo al punto: Come intercettare le risorse?

Qui la risposta è abbastanza scontata. Bisogna evidentemente formulare progetti e proposte che collimino pienamente con gli obiettivi delle varie missioni. Ovverosia, il settore del fuoricasa potrà chiedere di farsi finanziare progetti e iniziative tese a rendere quanto più digital tutto il settore, come anche renderlo sostenibile dal punto di vista ambientale.

È una missione possibile per il mondo Ho.Re.Ca.? Al momento decisamente no.

No, perché un qualsiasi progetto che possa essere preso minimamente in considerazione da chi deve poi allentare i cordoni della borsa, pur rispettando l’indirizzo delle missioni, non può essere proposto da un singolo soggetto e neanche da una singola Associazione o Federazione di categoria. Pensiamo alla digitalizzazione della filiera: o riguarda tutti o non funziona, dal produttore al punto di consumo passando per il distributore, se uno è digital e l’altro no il sistema è monco, come un’autostrada che ad un certo punto finisce in un deserto. Anche se qui il rischio non è il deserto, ma il mare: senza una visione comune potrebbe arrivare il Google di turno che, senza chiedere tanti permessi, digitalizza d’imperio tutta la filiera. E allora tutti in rete, come pesci allo strascico.

La stessa logica è applicabile alla sostenibilità: la filiera Ho.Re.Ca., che nei suoi diversi settori è inevitabilmente interconnessa, o è sostenibile in tutti i suoi reparti o non serve a niente. Quando un’industria di beverage compie la bella impresa di produrre con energia solare e poi i suoi prodotti vengono consegnati ai locali con il camion diesel euro 2 del distributore, la sostenibilità di uno è compromessa dall’insostenibilità dell’altro. Stesso discorso vale per i compiti ecologici che riguardano i punti di consumo, come anche i consumatori. Le soluzioni dei problemi sono interconnesse e, quindi, complesse. Le sfide della digitalizzazione e della sostenibilità della filiera Ho.Re.Ca., che pure il PNRR potrebbe prendere in considerazione, devono essere affrontate inevitabilmente insieme da tutti gli operatori che ne sono parte.

È un’operazione possibile? Al momento no.

Lungo la filiera Ho.Re.Ca. troppe sigle, interessi contrapposti, distinguo e prese di posizione. E poi, al momento, non c’è neanche una minima idea di progetto… di filiera.

Dobbiamo preoccuparci? Qui verrebbe da rispondere, boh!

Avanti così, ognuno nel suo campetto a giocare la sua partitella, tanto c’è tempo, tanto la burocrazia in Italia farà, come sempre, un ottimo lavoro rallentando tutto e per spendere quel popò di roba ci vorranno decenni. E allora, non sapendo più come spenderli, prima o poi, qualcosa arriverà comodo-comodo, senza sforzarsi più di tanto ad unirsi, a parlare, a pensare e condividere.

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