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Italian Food prima ricchezza d’Italia

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Il cibo è la prima ricchezza dell’Italia per un valore di 580 miliardi di euro nel 2022, nonostante le difficoltà legate alla pandemia e alla crisi energetica scatenata dalla guerra in Ucraina. È quanto emerso dall’analisi della Coldiretti diffusa in occasione dell’inaugurazione del XX Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato a Roma.

Altro dato positivo emerge dal rapporto Ismea Qualivita che fa il punto sulla DOP Economy italiana, da sempre espressione di un patrimonio economico per sua natura non delocalizzabile, frutto del lavoro coeso di un sistema complesso e organizzato che in tutto il territorio nazionale coinvolge 198.842 operatori e 291 Consorzi di tutela autorizzati dal Ministero, un settore  segnato dalla pandemia, nel quale il settore aveva comunque mostrato una buona capacità di tenuta e continuità produttiva.

Secondo il rapporto ISMEA il comparto del cibo e del vino DOP-IGP nel 2021 raggiunge un valore complessivo alla produzione pari a 19,1 miliardi di euro (+16,1% su base annua) e un export da 10,7 miliardi di euro (+12,8%). Un quadro che delinea una grande forza propulsiva da parte delle filiere dei prodotti DOP-IGP, risultati record che portano a quota 21% il contributo del comparto DOP-IGP al fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale: più di un euro su cinque del cibo e del vino italiano è generato da prodotti DOP IGP.

Quello che va contrastato e combattuto, invece, è l’Italian Sounding ovvero quel fenomeno che spopola in tutto il mondo con l’imitazione fraudolenta delle nostre eccellenze enogastronomiche. Un fenomeno che reca danni ai nostri produttori per una cifra pazzesca che va dagli 80 ai 100 miliardi di euro all’anno, pirateria internazionale che utilizza impropriamente parole, colori, località, immagini, denominazioni e ricette che si richiamano all’Italia per alimenti taroccati che non hanno nulla a che fare con il sistema produttivo nazionale.

Insomma, per l’Italian Food non mancano le difficoltà, però, ci sono anche delle buone notizie all’orizzonte:

  • La Commissione Ue, per i prossimi mesi, ha tolto dall’agenda la proposta legislativa sull’etichettatura europea nutrizionale: il famigerato Nutriscore che, con il suo famigerato “semaforo” (con luce da verde a rossa), definisce cibi sani e non sani in base al loro contenuto di sale, grassi, zuccheri, eccetera, ma senza considerarli nel contesto di una dieta sana ed equilibrata. Niente di più sbagliato e forviante.
  • Rinviata anche la Sugar Tax che avrebbe tagliato gambe e risorse al mercato dei soft drink, anzi, si vocifera possa essere abolita definitivamente.

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