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Caldo e afa, quanto costa al sistema agroalimentare?

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Ecco una versione riscritta dell’articolo. Ho riorganizzato la struttura per renderla più fluida, eliminato le continue ripetizioni sul cambiamento climatico e strutturato il testo con dei paragrafi chiari per migliorarne la leggibilità.

L’estate si è aperta con un’ondata di calore straordinaria che sta investendo mezza Europa. In questi giorni le temperature sfiorano i 45°C in Spagna e i 43°C in Francia, con un picco atteso nel fine settimana. Secondo i meteorologi, questa morsa torrida durerà almeno fino a inizio luglio, con ripercussioni pesantissime sulla vita quotidiana, sugli ecosistemi e su settori chiave della nostra economia.

Il settore del vino è tra i più colpiti dagli eventi climatici estremi, che spaziano dalla siccità agli incendi, fino alle alluvioni. Per rimediare all’innalzamento delle temperature, la viticoltura si sta progressivamente spostando verso nord e verso quote più elevate. Tuttavia, anche i produttori di montagna – come quelli del Trentino – si trovano ad affrontare forti criticità.

Le conseguenze sulle uve e sul prodotto finale sono già evidenti:

  • Il calo della produzione: in alcune annate le rese hanno subito un crollo verticale, toccando il -50% rispetto alle previsioni.
  • L’aumento della gradazione alcolica: la minore quantità di uva rimasta risulta molto più zuccherina, dando vita a vini dalla gradazione elevata. Questo trend si scontra con le attuali richieste del mercato, orientato verso vini più leggeri (intorno ai 12° – 12,5°).
  • L’alterazione del gusto: la progressiva diminuzione dell’acidità e i cambiamenti nella concentrazione di acido malico stanno modificando le qualità organolettiche storiche dei vini, alterando il sapore a cui i consumatori erano abituati.ÈIl calo della produzione: in alcune annate le rese hanno subito un crollo verticale, toccando il -50% rispetto alle previsioni.
  • L’aumento della gradazione alcolica: la minore quantità di uva rimasta risulta molto più zuccherina, dando vita a vini dalla gradazione elevata. Questo trend si scontra con le attuali richieste del mercato, orientato verso vini più leggeri (intorno ai 12° – 12,5°).
  • L’alterazione del gusto: la progressiva diminuzione dell’acidità e i cambiamenti nella concentrazione di acido malico stanno modificando le qualità organolettiche storiche dei vini, alterando il sapore a cui i consumatori erano abituati.

Il problema non si limita al mondo del vino, ma investe l’intero sistema agroalimentare italiano, che negli ultimi quattro anni ha già pagato un conto stimato da Coldiretti in 20 miliardi di euro. Nel bacino padano, ad esempio, le temperature roventi rischiano di far crollare la produzione di latte del 15%. Il surriscaldamento globale e lo stravolgimento delle stagioni minacciano la stabilità economica del Paese. Secondo le ultime stime, se non si invertirà la rotta, entro il 2030 l’Italia rischia di veder “andare in fumo” fino a 128 miliardi di euro.

È il caso di invertire rotta, che dite?

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