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Ristorazione commerciale sempre più dinamica

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Per la ristorazione commerciale in catena il 2026 registra un trend più che soddisfacente. Un settore in crescita con una quota di mercato che ha sfondato quota 11%, pronto a cogliere altre opportunità di crescita. Non mancano, del resto, le novità come Ca’ Pelletti Retail, società controllata dal Gruppo Surgital, che dopo dieci anni di gestione diretta si prepara a una nuova fase di sviluppo con l’ingresso strutturato nel mondo del franchising con una proposta che si evolve dalla tradizione della pasta fresca a un modello di ristorazione contemporanea pensato per essere replicato.

Fra le novità anche nomi di spicco come Iginio Massari Alta Pasticceria il celebre pasticcere aprirà i suoi primi due punti vendita nel canale travel: nell’area partenze dell’aeroporto di Milano Linate, che verrà inaugurato a breve, e, in seguito, al piano terra della stazione di Roma Termini. Iniziativa in collaborazione con Areas MyChef, che si occupa dello sviluppo e della gestione della ristorazione nei grandi hub della mobilità, e F Retail, attiva nella progettazione e nell’adattamento dei format food ai diversi contesti retail,

Un mondo decisamente dinamico quello del food retail che sarà al centro della nuova edizione di Horeca Connect: evento organizzato da Retail Hub dedicato al confronto sul food retail dando voce ai manager delle insegne più innovative del panorama italiano. L’evento è in programma il prossimo 10 settembre a Milano presso l’House of Innovation di Retail Hub in via privata Oslavia a Milano.

Quali obiettivi si prefigge questo evento lo abbiamo chiesto a Nicola Grolla, direttore editoriale di Ristorazione Moderna testata media partner dell’evento:

«L’evento Horeca Connect si pone l’obiettivo di portare sul palco le voci e le esperienze più innovative del food retail italiano. Al centro, come da tradizione, ci sono i temi legati all’evoluzione dei format ristorativi, ai cambiamenti delle abitudini di consumo e alla crescita di un fuoricasa organizzato, che non dimentica il gusto e la convivialità, ma le interpreta a partire da un approccio manageriale. Innovare, d’altronde, non significa solo mettere al centro le nuove tecnologie, ma ripensare l’esperienza del cliente attraverso un modello di business più efficace, per tenere in equilibrio costi e qualità. Dalla pizza alla piadina, dal caffè al gelato e via dicendo, la ristorazione a catena in Italia – seppur rappresenti una piccola percentuale dei consumi alimentari fuoricasa – rappresenta anche, in questo senso, un laboratorio di novità. Pensiamo all’introduzione dei chioschi per ordinare in autonomia, oppure agli hamburger da fast food realizzati con ingredienti DOP e IGP. E ancora, l’aggiornamento di professioni antiche, come quella del macellaio o del panificatore, e l’ingaggio del cliente anche a distanza tramite il food delivery. Infine, c’è la questione gestionale: mai come oggi la ristorazione ha bisogno di piani e progetti di sviluppo che travalichino il classico perimetro familiare per aprirsi a sinergie, investimenti, collaborazioni. Per farlo, servono numeri e dati con cui tradurre in linguaggio moderno quell’accoglienza che tutto il mondo ci invidia, ma rischia di trasformarsi in un rituale ripetitivo».

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