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Hospitality: note di inclusività e accoglienza

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Torniamo a commentare un pregevole iniziativa organizzata da Hospitality – Il Salone dell’Accoglienza di Riva del Garda con il quale abbiamo il piacere di collaborare. Non solo buona ristorazione ma anche altri valori come inclusività e accoglienza. Hospitality dunque, una manifestazione fieristica capace di andare oltre i “prodotti e il business”, mettere al centro con il concorso “Note di inclusività ed accoglienza” le persone e quei valori intangibili ma altrettanto preziosi.

Il concorso ha premiato due esclusivi locali, il primo è Mochela di Rovereto un luogo dove gli ospiti vengono invitati a liberarsi di ogni pregiudizio, rilassarsi in un ambiente sonoro terapeutico e vivere appieno l’esperienza del fuori casa.

Questo il messaggio di Giacomo Comencini:
«Sono Giacomo del Mochela di Rovereto e nel nostro locale abbiamo pensato fin dall’inizio che il suono e la musica potessero essere parte integrante dell’accoglienza. Per questo abbiamo lavorato molto sul comfort acustico degli spazi, installando dei pannelli fonoassorbenti per creare un ambiente equilibrato dove la musica accompagni l’esperienza senza risultare invasiva e dove le persone possano sentirsi a proprio agio e ascoltare, conversare serenamente. Oltre a questo nel tempo abbiamo costruito un programma una programmazione di fatta di concerti, eventi culturali e collaborazioni con realtà del territorio come ad esempio Rock Spectrum Experience Band, che è un progetto dell’università di Trento guidato da Stefano Cainelli che utilizza la musica come uno strumento di terapia e valorizzazione della neurodiversità. Penso che oggi l’accoglienza passi anche attraverso l’atmosfera, l’ascolto e il benessere generale delle persone, dell’esperienza che hanno all’interno del locale».

L’altro vincitore è OOOM Homely Suites dove suono e luce portano il visitatore in una dimensione… magica. Il premio è stato assegnato a Stefano Gaffuri e Riccardo Comper questo il loro messaggio:
«Siamo due amici nati a Bergamo, Riccardo e Stefano, che decidono di realizzare una struttura ricettiva nel cuore di una città unica, Lecce, una città fatta di luce, di pietra, di storia e di bellezza, e lo fanno con una convinzione: l’ospitalità inclusiva non è una questione di infrastrutture ma di sensibilità, di un’esperienza multisensoriale. E questa esperienza di inclusività deve avvolgere l’ospite con delle note caratterizzanti e distintive. Partirei dal nome, OOOM Homely Suites, parola onomatopeica che richiama il suono della meditazione. La musica, non solo come sfondo musicale che si attiva all’ingresso degli ospiti, ma come un linguaggio universale. Molta attenzione è stata posta alla scelta musicale. La luce, una combinazione di luce diffusa con punti luce scenografici, luce non soltanto per vedere, ma per sentirsi bene, orientarsi e sentirsi a casa. Il design, un contrasto armonico tra elementi d’arredo iconici del design italiano degli anni 60, dalle forme moderne, dai colori vivaci e la sobrietà elegante dell’architettura storica leccese. Tecnologia, quella che non si vede, ma rende il soggiorno più accessibile, intuitivo e personalizzato. In conclusione, la vera innovazione sarà progettare ambienti che sappiano accogliere non solo il corpo dell’ospite, ma anche e soprattutto il suo stato d’animo».

Accogliere lo stato d’animo è una dimensione dell’Horeca davvero a misura umana, bravi i ragazzi del Mochela e di OOOM, giustamente premiati, esempi da imitare.

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